L’Arcadia in Brenta, Venezia, Fenzo, 1749 (Crema)

 L’ARCADIA IN BRENTA
 
 
    Drama per musica da rappresentarsi in Crema in occasione della fiera di settembre dell’anno 1749, consagrato all’eccelso merito dell’illustrissimo ed eccellentissimo signor Lorenzo Orio, degnissimo podestà e capitanio della città stessa.
    In Venezia, MDCCXLIX, appresso Modesto Fenzo, con licenza de’ superiori.
 
 
 Eccellenza,
    pieno di profondissimo rispetto oso di porgere sotto gli auspici autorevoli di vostra eccellenza codesto dramatico musicale divertimento che per la prima volta comparisce sopra le scene di questa cospicua città, acciocché si manifesti pubblicamente aver io avuto per esso una ben particolare premura di procacciargli una distinta e valevole protezione, sotto l’ombra della quale egli possa comparir francamente agli occhi del pubblico e sperarne certo quell’incontro favorevole che molto sarebbe stato a dubitarsi senza stampargli in fronte il sublimissimo nome di vostra eccellenza.
    M’avanzo pertanto a credere con ogni più osequiosa fiducia che sia egli per meritarsi un clementissimo agradimento, non per merito del drama stesso ma unicamente per l’alta magnanima degnazione che vostra eccellenza suol compartire a cadauna, abbenché di niun merito, rimostranza d’affetto. Da nulla è il tributo, lo confesso, ma è altresì ricolmo di somma venerazione il riverentissimo animo mio, con il quale passo a protestarmi di vostra eccellenza umilissimo, devotissimo e obligatissimo servitore ossequiosissimo.
 
    Angelo Mingotti, l’impressario
 
 
 Lettor gentilissimo,
    pochi saranno quelli che letta L’Arcadia in Brenta non averanno. Si sa quasi communemente aver figurato l’autore di quest’Arcadia una conversazione di sette civili ed oneste persone in un luogo delizioso fra quei magnifici palaggi che adornano il fiume Brenta e che formano una delle più belle villeggiature d’Italia. Tre uomini e tre donne formarono la raunanza, cioè Silvio, Giacinto, Foresto, Marina, Rosana, Laura, a’ quali s’aggiunse dopo qualche giorno Fabrizio Fabroni di Fabriano che per la sua età e per il suo carattere, misto di sciocco e di faceto, riescì il condimento della gioconda società loro. L’Arcadia, di cui ora parlo, consiste principalmente in moti arguti, detti faceti, novelle spiritose, canzonette, madrigali e cose simili, per lo che, potendo una simile conversazione intitolarsi giocosa accademia, fu per la stessa ragione dall’autore intitolata L’Arcadia in Brenta, colla respettiva similitudine dell’Arcadia di Roma, in cui cose più serie e più elevate si trattano.
    Io adunque per argomento della mia presente operetta non prendo già L’Arcadia in Brenta che scritta trovasi dal nostro autore, poiché in essa materia non trovo per una teatrale rappresentazione.
    Sul fine di detta Arcadia, sciogliendo gli sette arcadi la loro gentile conversazione, s’invitano vicendevolmente per la susseguente stagione, e tutto che stabilissero passare sul fiume Sile, accadde però che quel tale messer Fabrizio Fabroni da Fabriano, piccatosi di generosità, volle trattar magnificamente la maggior parte di quelli che l’avevano favorito e seco li condusse in un suo casino sul fiume Brenta, formando in esso novellamente L’Arcadia in Brenta. Invitò Rosana e Laura, Giacinto e Foresto, lasciando da parte Marina e Silvio, perché essi troppo sul vivo lo avevano motteggiato nell’altra Arcadia.
    S’accrebbe non pertanto il numero della conversazione con madama Lindora, dama di una straordinaria stucchevole delicatezza, ed il conte Bellezza di una caricatissima affettazione.
    Il povero Fabrizio, di gran core ma di poche sostanze, per sostener l’impegno, a cui incautamente s’apprese, andò in rovina, rimasto in pochi dì senza denaro e senza robba e col rossore di doversi vedere scornato dagli ospiti e ridotta L’Arcadia in una comedia, che per lui poteva dirsi tragedia, a che molto ha contribuito Foresto, uno degli arcadi ma il più confidente di Fabrizio, quello a cui aveva egli raccomandata l’economia della casa.
    Questa mia Arcadia in Brenta è tanto istorica quanto quella di Ginnesio Gavardo Vacalerio, avendola ricavata da codici antichissimi della Malcontenta, ove vanno a terminar i suoi giorni tutti quelli che, come messer Fabrizio, si fanno mangiare il suo e si riducono poveri per volerla spacciar da grandi.
 
 
 PERSONAGGI
 
 ROSANNA
 (la signora Maria Dionisia Lepri)
 MADAMA LINDORA
 (la signora Costanza Russignoli)
 LAURA
 (la signora Serafina Penna)
 MESSER FABRIZIO FABRONI da Fabriano
 (il signor Francesco Baglioni)
 IL CONTE BELLEZZA
 (il signor Alessandro Renda)
 FORESTO
 (il signor Francesco Carrattoli)
 GIACINTO
 (la signora Berenice Penna)
 
    L’inventore e direttore de’ balli sarà il signor Giuseppe Fortini. La scena si rappresenta in un casino delizioso di messer Fabrizio, situato alle rive del fiume Brenta.